Una tecnologia dannosa?

Come molte tecnologie ai loro albori anche la stampante tridimensionale non è esente da pericoli per la salute. Indubbiamente l’utilizzo di questo tipo di tecnologia è un vantaggio a livello ambientale perché permette di realizzare artefatti sul momento senza l’altrimenti necessario trasporto, che sia su gomma, su rotaia, o per via area ha in ogni caso un impatto sull’ambiente. Tutte queste emissioni potrebbero sparire grazie all’ausilio di questa tecnologia. C’è un aspetto però che viene spesso sottovalutato, cioè i materiali che questa stampante utilizza per creare le figure tridimensionali. Bisogna sottolineare che si tratta di un singolo studio condotto dall’università dell’Illinois quindi non è un dato certo e sicuro. Fatto sta che è bastato questo singolo studio per sollecitare un discreto interesse nella comunità scientifica e “creare” nuovi studi su quest’argomento. Anche se si tratta di un singolo studio bisogna comunque mantenere alta l’allerta, non sono mancati casi in cui un materiale o tecnologia fossero dannosi ma per dimostrare questo fatto la comunità scientifica a impiegato del tempo (non per negligenza ma a causa dei tempi e discussioni che sono intrinseche nella scienza), a questo proposito basti pensare all’amianto (inizialmente sicuro ma con il passare del tempo rilascia polveri cancerogene), o la talidomide (farmaco prescritto per attenuare la nausea ma se prescritto nelle donne incinta causa focomelia nei feti) questa correlazione è stata scoperta tardivamente a causa della chiarità della molecola del principio attivo e quindi difficilmente studiabile a livello chimico. Anche a causa di questi precedenti l’Unione Europea a emanato alcune norme per tutelare i lavoratori anche in caso di possibile pericolo. (1)

(1) Stampa 3D: un nuovo rischio da ignoto tecnologico? – Sara Rota – Università di Bologna

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